SARDEGNA
STORICA
1800
D.C.
Sotto
il re Carlo Felice
fu varato il
codice di leggi
civili e criminali
per la Sardegna, e
sotto Carlo
Alberto infine
l'altra grande
riforma che ancora
mancava,
l'abolizione del
Feudalesimo.
Questo non è
stato un periodo
di grande
benessere per
l'isola, anzi,
nonostante le
molte riforme
(nell'agricoltura
ad esempio) il
benessere tardava
a diffondersi e le
secolari
incomprensioni tra
sudditi e governi
centrali
affiorarono più
che mai. Negli
anni attorno al
1830 si colloca un
triste episodio (o
meglio sarebbe a
dire una serie di
tristi episodi) la
cosiddetta legge
delle
"chiudende":
con l'abolizione
dei feudi fu
"creata"
in Sardegna la
proprietà privata
della terra. Al
grido di
"tancate",
innalzate le
"tancas",
i recinti, quei
muretti di pietra
che ancora oggi si
vedono ovunque in
Sardegna, chiunque
nell'isola poteva
diventare
proprietario di un
pezzo di terra
semplicemente
recintandolo; ma
solo i ricchi si
potevano
permettere di
pagare affinché i
manovali
recintassero
grossi
appezzamenti. Non
mancarono le
proteste rispetto
a questo Editto
che favoriva la
classe più
agiata, l'ennesima
ingiustizia che
colpiva un popolo
già vessato.
In
questo modo fu
sancito il
"latifondo"
e venne meno la
proprietà
collettiva e
comunale della
terra; si determinò
un forte movimento
di popolo contro
questa situazione.
La risposta del
governo, è
doveroso dirlo, fu
una spietata repressione; i
morti si contarono
a migliaia per
anni di rivolte
endemiche.
1900
D.C.
Durante
la prima guerra
mondiale i Sardi,
riuniti nella
Brigata Sassari
dettero tale prova
di sé da creare
una leggenda e da
meritare due
medaglie d'oro e
l'ordine militare
di Savoia. Durante
la seconda invece
la Sardegna ospitò
basi aeree e subì
feroci
bombardamenti in
particolare Cagliari, nel
maggio del 1943 fu
quasi distrutta.
Finita la guerra
fu creata la
Regione Sardegna a
Statuto speciale
(1948) e fu
debellato uno dei
più antichi
flagelli
dell'isola, la malaria. Sebbene
conosca ancora
momenti di crisi,
grazie soprattutto
al turismo l'isola
comincia ormai a
godere di un
sostanziale
benessere e ha
definitivamente
colmato il divario
che la separava
fino a 50 anni fa
dal resto
dell'Italia.
Parliamo
ora di un fenomeno
di cui spesso si
parla con
eccessiva
superficialità
relativamente alla
Sardegna e alla
sua storia, il
banditismo. Il
"Banditismo"
è una sorta di
fenomeno endemico
dell'isola, ed è
collegato a due
aspetti; la
struttura
agropastorale
dell'economia (su
base patriarcale)
dell'isola e la
storia di
"colonia
interna" che
come abbiamo già
detto nei cenni
storici ha
caratterizzato la
Sardegna. Il
banditismo ha
origine dal
contrasto tra una
società contadina
e di pastori,
molto antica, con
le sue leggi e
tradizioni
(compresa la
terribile legge
della faida) da un
lato e la mentalità
dello stato di
diritto, dello
"stato
centrale"
visto spesso come
lontano,
incomprensibile,
tiranno e
burocratico.
Per
secoli i pastori
hanno usato
"sistemare"
tra loro le
"pendenze"
di tutti i tipi
(dallo sgarro al
furto di
bestiame). Si
pensi che la
figura
dell'abigeato, cioè
del furto del
bestiame è stata
mantenuta nel
codice penale
sardo proprio per
la grande
diffusione di
questo reato in
Sardegna nella
prima metà del
secolo. La
sfiducia nelle
istituzioni produce una
sorta di rifiuto
di tutte le
"novità"
importate (i
tribunali penali,
la legge rigida
dei codici, per
altro
incomprensibili,
la polizia ed i
carabinieri che
spesso non
riuscivano a
relazionarsi con
le persone e la
cultura del
luogo).
Fatti
di relativa
importanza secondo
la mentalità
locale (gravi ma
non disonorevoli,
come un duello ad
es.) si
scontravano con
una mentalità
giuridica
totalmente aliena
che tali
comportamenti
reprimeva come
reati penali. A ciò
si aggiungano il
pagamento delle
tasse senza mai
nessun vantaggio
reale in cambio,
la repressione
militare di
antiche autonomie,
il mito dei
"sos
balentes" dei
forti, dei
"duri"
potremmo dire
forse oggi, il
mito della forza e
del coraggio
tipico delle
civiltà
patriarcali e
pastorali, la
sfiducia nella
giustizia: il
risultato è stato
il diffondersi
dell'endemico
fenomeno dei
latitanti, che
veri e propri
banditi in realtà
non furono mai,
così come l'isola
non è mai stata
in realtà
"terra di
banditi". Si
usa dire che la
storia la scrivono
i vincitori, ed è
noto che questa è
storia di parte
per definizione;
diciamo quindi che
quella parte della
storia italiana
che riguarda
l'isola, non è
condivisa
interamente (non
più ormai) da
parte di molti, e
di questi molti,
la maggior parte
sono sardi.
Il
visitatore attento
noterà sui muri
delle strade che
percorre (ad es.
sui muri delle
case che si
affacciano sulla
orientale sarda in
prossimità di
Olbia) scritte di
tipo
"Sardinia=Colonia"
oppure "A
fora sos
colonialistas"
o addirittura
"A fora sos
italianos"
significano,
trasparentemente,
Sardegna=colonia,
fuori i
colonialisti,
fuori gli
italiani.
Si
tratta di
espressioni senza
dubbio eccessive
ed esasperate di
uno stato d'animo
ormai diffuso tra
gli isolani, la
sensazione cioè
di essere stati
considerati da
sempre come
"colonia"
del Piemonte
prima, dell'Italia
poi; di essere
stati trascurati
dai governi
centrali, di
essere stati usati
come una specie di
"colonia
punitiva"
dello stato (è,
anzi era,
speriamo, famosa
la frase "ti
sbatto in
Sardegna",
come a dire, nei
disagi, in un
luogo sgradevole.
2000
D.C.
Tale
sfruttamento
economico
continua: degli
enormi capitali
investiti nel
settore turistico
isolano solo una
minima parte è
gestita a livello
locale, il resto
è capitale
"continentale"
quando non
esclusivamente
straniero. Questo
significa una
mancata
occupazione locale
e un minor
investimento
interno. Da questo
la rabbia, quindi
il rifiuto, la
militanza
"anticolonialista"
di molti giovani.
Reazioni
esasperate abbiamo
detto, certo, ma
vanno inserite,
conosciute ed
eventualmente
comprese
all'interno del
quadro storico del
fenomeno.
NOTIZIE
SULLA CULTURA IN
SARDEGNA
| Datazione |
Età |
Culture |
Materiali |
| 350.000
a.C.
100.000
a.C.
|
 |
Inferiore |
Clactoniano
Rio
Altana
(Perfugas)
|
Strumenti
in Selce
scheggiata |
| 100.000
a.C.
35.000
a.C.
|
Medio |
|
Strumenti
in Selce |
| 35.000
a.C.
10.000
a.C.
|
Superiore |
Grotta
Cordeddu
(Oliena)
|
Osso
lavorato -
Strumenti
in Selce e
Ossidiana |
| 10.000
a.C.
6.000
a.C.
|
MESOLITICO
|
| 6.000
a.C.
4.000
a.C.
|
 |
Antico |
Su
Garroppu
Filiestru
Grotta
Verde
|
Ceramica
Cardiale -
Strumenti
in Selce e
Ossidiana |
| 4.000
a.C.
3.500
a.C.
|
Medio |
Bonu
Ighinu |
Ceramica
impressa o
Graffita -
Strumenti
e
ornamenti
in osso -
Strumenti
in Selce e
Ossidiana |
| 3.500
a.C.
2.700
a.C.
|
Recente |
Ozieri
Facies
Gallurese
|
Ceramica
riccamente
decorata -
Vasi di
pietra -
reperti
metallici
-
Strumenti
in Selce e
Ossidiana |
| 2.700
a.C.
2.500
a.C.
|
 |
Iniziale |
Filigosa
Abelazu
|
Vasi
a fiasco,
Ciotole a
profilo
angolato,
ornamenti
in rame e
d'argento |
| 2.500
a.C.
2.000
a.C.
|
Evoluto |
Monte
Claro |
Ceramiche
a
solcature
parallele |
| 2.000
a.C.
1.800
a.C.
|
Finale |
Campaniforme |
Vasi
a campana
con
decorazione
geometrica,
bracciali
da
arciere,
bottoni,
ornamenti
in rame e
armi |
| 1.800
a.C.
1.600
a.C.
|
 |
Antico |
Bonnanaro |
Vasi
con anse a
gomito |
| 1.600
a.C.
1.300
a.C.
|
Medio |
Civiltà
Nuragica |
Ceramica
a
nervature
- Ceramica
a
decorazione
metopale -
Ceramica
con
decorazioni
a pettine |
| 1.300
a.C.
900
a.C.
|
Tardo |
Olle
a orlo
ingrossato,
importazioni
micenee,
armi,
strumenti
in bronzo,
importazioni
cipriote |
| 900
a.C.
535
a.C.
|
DEL
FERRO
|
Barchette
e
Bronzetti,
Ceramica
geometrica,
Statuaria
nuragica,
importazioni
Fenice e
Tirreniche |
| 535
a.C.
238
a.C.
|
CIVILTA'
URBANA
|
Civiltà
Punica |
Ceramica,
pasta
vitrea,
Oreficeria,
Statuaria |
| 238
a.C.
476
d.C.
|
ROMANA
|
Civiltà
Romana |
Ceramica
industriale,
Vetro,
Oreficeria,
Statuaria,
Mosaici |
| 476
d.C.
1.000
d.C.
|
ALTO
MEDIOEVO
|
Civiltà
Bizantina
Civiltà
AltoGiudicale
|
Ceramica,
Oreficerie
Oggetti
in Bronzo,
Armi in
Ferro
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