ARCHEOLOGIA
Fra
le civiltà
preistoriche,
misteriosa e
magica è quella
nuragica,
testimoniata dalla
grande diffusione
dei monumenti del
periodo. In
Sardegna si
contano più di
7000 nuraghi
che documentano
una fertile
attività
costruttiva,
favorita anche
dalla natura
geologica dell'
Isola,
prevalentemente
rocciosa. Queste
rocce, squadrate a
forma di parallelepipedo
venivano
sovrapposte e
incastrate l'una
sull'altra in modo
concentrico e a secco, ossia
senza l' impiego
di malta o altro
collante. Le torri
nuragiche venivano
erette
preferibilmente
sui rilievi, fra i
250 e i 650 metri
d'altitudine e in
genere vicino alle
fonti d'acqua.
Questi monumenti
sono solitamente
circondati da
altri reperti
altrettanto
importanti, quali
resti di recinti
megalitici,
villaggi di
capanne disposte a
cerchio,
tempietti, pozzi,
fonti e tombe
collettive. Ma è
indubbio che i più
rappresentativi
sono i nuraghi,
dei quali
cercheremo di
illustrarvi le
peculiarità più
salienti.
Non è
facile tracciare
la loro storia;
possiamo solo
riassumere a
grandi linee i
differenti usi ai
quali erano
preposti. I
Nuraghi potevano
assumere una
funzione militare
e, insieme con gli
annessi recinti,
essere destinati
alla difesa del
territorio; oppure
avere una funzione
religiosa.
Potevano anche
essere usati come
monumenti
funerari, ove non
solo seppellire i
morti, ma anche
praticarne il
culto. Poichè in
alcuni nuraghi
sono stati
rinvenuti anche i
resti di semplici
stoviglie, si è
supposto che
talvolta avessero
una destinazione
civile.
Stabilito
quindi che il
nuraghe
risulta essere il
monumento più
diffuso di quest'
era preistorica,
scopriamo anche
che era
prevalentemente a
forma di tholos,
parola greca che
ne indica la
struttura
concentrica;
l'ampia base
circolare si
restringe mano a
mano verso
l'alto, a forma di
cono, fino a
raggiungere un'
altezza di 12
metri e più. In
cima una grossa
pietra posta
orizzontalmente ne
costituiva una
sorta di terrazza,
che oggi non è più
ritrovabile in
nessun nuraghe
perchè distrutta
dal tempo o dai
conquistatori, che volevano
eliminare un punto
di osservazione
privilegiato. All' interno del
nuraghe esisteva
una camera a
sezione angolare,
circondata da
varie celle o
nicchie, collegate
da corridoi.
Il
collegamento tra i
vari piani e il
terrazzo era
assicurato da una
serie di gradini,
scolpiti nelle
pareti interne dei
nuraghi. Al
nuraghe classico
si aggiungevano
poi alcune forme
frontali, e
laterali, che in
genere non
intaccavano mai il
corpo principale.
Non si conosce con
certezza neppure
il nome del popolo
che li costruì,
ma nel tempo si è
stabilito di
chiamarli
nuragici, in onore
del loro monumento
più
significativo. Si
sa che erano
indigeni di stirpe
mediterranea,
dall'altezza media
di un metro e
mezzo. Dopo secoli
di studi la
questione dell'uso
dei nuraghi
continua ad essere
dibattuta. Non
potevano essere
tempio a causa
della difficoltà
di accesso
soprattutto alle
parti superiori;
non abitazioni
perchè di
dimensioni
eccessive rispetto
alle necessità;
non torri militari
perchè le loro
feritoie appaiono
inservibili a
tirar di freccia.
Ma forse i
nuragici
possedevano armi a
noi sconosciute.
Si sa che
scagliavano contro
i nemici vere e
proprie palle di
pietra che
lanciavano con
l'aiuto di qualche
macchinario. Forse
utilizzavano anche
rudimentali
accette di bronzo,
certamente usavano
l'arco e la
fionda. Immenso
deve essere stato
lo sforzo per
erigere questi
monumenti così
complessi. e' a
partire dal IX
sec. a.C., quando
i Fenici
iniziarono i loro
commerci
sull'isola, che i
Nuragici entrarono
in contatto con
nuove e diverse
civiltà più
evolute.
Interessanti e
altrettanto
misteriose sono le
"Domus de
Janas";
erano queste le
necropoli che i
nuragici scavavano
nei recinti di
grossi massi di
granito
opportunamente
scelti; devono
infatti essere
molto appariscenti
e ben
individuabili per
richiamare alla
mente di chi
passava il ricordo
degli antenati.
Queste abitazioni
per i morti hanno
favorito il
sorgere di
leggende popolari
secondo le quali
le "janas"
erano delle
streghe capaci di
dare ricchezza o
morte alle persone
che avessero avuto
la ventura di
incontrarle.
Ancora oggi le
"domus de
Janas" in
Sardegna sono
chiamate "case delle
fate-streghe".
I Pozzi Sacri avevano una
rilevante funzione
sociale; oltre a
fornire l'acqua,
erano importanti
luoghi di culto.Vi
sono stati
rinvenuti numerosi
bronzetti,
simbolizzanti ex
voto, e vasi di
buona fattura, con
decorazioni e
rilievi, stando a
significare che i
Nuragici nutrivano
una forte fede
nelle capacità
curatrici e
rigeneratrici
della divinità.

|